Un tempo che non va dimenticato: all'interno dello sprar

Gli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) si occupano di assistere e proteggere i richiedenti asilo e i rifugiati che vengono principalmente dall'africa a partire dal 2001. Essi garantiscono sistemi di accoglienza integrata che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche a misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.

Di immigrazione si parla tutti giorni e molto spesso in chiave negativa. C'è di mezzo la gelosia e l'ignoranza mentre sui giornali si legge di tutto cosicché farsi un'idea di cosa accade è diventato quasi impossibile. Mi sono detto: "devo documentarlo con i miei occhi.. è l'unico modo".
Ho passato quindici giorni con questi ragazzi e i vari operatori dei centri di accoglienza ed è stata un'esperienza intensa e allo stesso tempo educativa. Dentro queste case c'è un mondo e le persone che ci vivono sono varie e ognuna ha un bagaglio di esperienze tremende che mi hanno fatto sentire veramente fortunato. Nonostante ciò ho visto nei loro occhi una luce, un motivo per essere felici ma anche diffidenza. Hanno attraversato mezza Africa e per molti il viaggio non è ancora finito. Infatti l'Italia non è altro che terra di passaggio. Quasi tutti hanno fatto scalo in Libia, dove hanno subito i peggiori soprusi, picchiati, torturati, incarcerati e derubati prima di essere obbligati a salire in barconi fatiscenti con la certezza che sarebbero colati a picco. Credo sia normale se spesso sono cosi' diffidenti, è uno stato d'animo che ti assale quando hai quasi perso le speranze. Ma si meritano una possibilità, non c'è dubbio. Il poco lavoro a disposizione e il malcontento degli Italiani non è un valido motivo per criticare gli immigrati e l'operato degli Sprar. Quei pochi immigrati che hanno trovato lavoro grazie agli Sprar e contribuiscono a portare nelle casse dello stato circa 1,4 miliardi di euro ogni anno (rapporto unar, si accontentano di fare molti lavori che un italiano snobberebbe. Per mia esperienza i datori di lavoro che hanno preso in carico un rifugiato hanno dato pareri molto positivi e si sono detti pronti a inserirli a tempo pieno anche senza l'aiuto di un sussidio dello stato ( chi assume un rifugiato politico ha diritto a sgravi fiscali e aiuti in busta paga ). Il costo per uno straniero è di 35 euro al giorno che passano attraverso i comuni e vanno agli enti che se ne occupano. Con questi 35 euro a immigrato, le associazioni devono coprire i costi per vitto, alloggio, pulizia e manutenzione dello stabile, mediazione culturale, assistenza legale, visite mediche e, in alcuni casi, per l’iter burocratico per diventare rifugiati. A queste persone rimangono circa 2,50 euro. Va detto che questi 35 euro finiscono di nuovo nell'economia italiana attraverso la gestione degli stabili; è una specie di investimento che lo stato fa sul migrante con l'obbiettivo di ricavarne una persona libera e che paga le tasse e quindi contribuisce alla crescita del paese. Non bisogna dimenticare che gran parte di questi fondi non arrivano dallo stato italiano ma sono fondi che l'unione europea ha destinato ad ogni stato in modo proporzionale.

Ho diviso il mio lavoro in due parti, partendo da un reportage classico per finire con una serie di ritratti, cercando di raccontare con essi il proprio presente ma anche il futuro e i sogni. Non è stato facile perché il tempo è stato veramente poco. Avrei voluto includere maggiormente anche gli operatori perché sono loro che fanno ogni giorno il possibile affinché questi ragazzi imparino a vivere nel nostro paese da cittadini italiani e liberi finalmente da ogni sopruso.
Per questo ringrazio vivamente Stefania, Ivano, Silvia, Jasmine. Un grazie soprattutto a Francesca perché è grazie a lei se sono riuscito a conoscere tutte queste persone d'oro.
Alessandro Corongiu

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Quartu (Ca) prima casa visitata. In questa vecchia casa campidanese vivono sei persone. In due studiano, gli altri lavorano a tempo determinato in piccole aziende come imbianchini, agricoltori e braccianti.
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Quartu (CA). Particolare della casa.
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Quartello (CA). Vista della chiesa del quartiere dall'appartamento dove vivono quattro uomini di diverse nazionalità.
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Le case sono ben gestite dagli operatori che oltre a controllare che sia tutto in ordine impartiscono delle regole e aiutano i migranti a gestire le pratiche per ottenere lo status di rifugiato politico.
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I ragazzi presenti nelle case cercano di inserirsi nella comunità studiando l'italiano e le leggi europee.
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Una delle camere da letto in cui vivono i rifugiati
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Moussà arrivato la sera prima mette in ordine la stanza e sistema le poche cose che gli appartengono.
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Come tutti, i ragazzi dello sprar cercano di seguire delle passioni nate nei loro paesi o scoperte durante le nuove attività.
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Un angolo della camera da letto.
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Abu durante le pulizie quotidiane. Ogni giorno la casa viene pulita da cima a fondo, prima di iniziare con le proprie attività.
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Moussà carica la lavatrice dopo aver pulito la camera da letto.
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Pulizie giornaliere prima delle attività.
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Issouf cambia la bombola del gas in una casa dello sprar di Cagliari. Il suo lavoro è quello di fornire le case dei centri della caritas.
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Ausmane mostra il libro che usa per imparare l'italiano.
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Balde trita il basilico nella gastronomia in cui lavora. Il suo datore di lavoro è molto protettivo con lui e fa di tutto per proteggerlo.
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Durante la pausa pranzo i ragazzi discutono con una operatrice e si confrontano sui vari problemi.
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Abu immerso nei libri. Ha scelto di studiare prima di lavorare perché dice che se non impara l'italiano non può essere un bravo cittadino
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I ragazzi vengono istruiti e aiutati dagli operatori tramite lezioni e documentazioni varie.
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Diallo Aboubacar al lavoro alla MEM di Cagliari.
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Traoré mentre carica la cella del ristorante in cui lavora come cuoco
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Yacuba impara a fare le dosi per le crepe nel locale in cui lavora come aiutante. Il suo datore di lavoro passa molto tempo a insegnargli il lavoro ma anche l'italiano, la matematica e le regole.
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Diallo nella cucina del ristorante multietnico in cui lavora.
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Diallo termina di guarnire un piatto asiatico da lui preparato. Il titolare del ristorante si è detto entusiasta delle capacità e dell'impegno del dipendente. Nonostante la crisi degli ultimi tempi è diventato difficile trovare delle persone veramente appassionate a questo tipo di mestiere.
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Aruna si occupa di agricoltura, attività a cui si dedica silenziosamente e con impegno.
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Youssouf si occupa di prati in un'azienda che opera principalmente nel nord Sardegna. Studia per prendere la patente e insieme al lavoro punta all'emancipazione.
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Diallo durante il suo servizio in un bar del contro di Cagliari.
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Diallo nel suo lavoro si occupa di servire ai tavoli e aiutare il barman.
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Ausmane raccoglie i capperi insieme al suo titolare.
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Yssouf e Yusuf hanno appena finito di distribuire le derrate alimentari in una delle case gestite dallo sprar.
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Diallo nonostante la sua giovane età ha la testa sulle spalle. Consapevole della sua grande occasione si dedica allo studio e al lavoro evitando svaghi che per la sua età sarebbero normali.
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Moussà durante la preghiera di mezzogiorno nel quartiere Marina di Cagliari
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Moussà prega nella via allestita a moschea nel centro di Cagliari. I musulmani della città si riuniscono in questa via cinque volte al giorno.
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Uno degli ultimi arrivati nello sprar inizia ad assistere a una lezione di italiano e a fare conoscenza con gli altri ragazzi del gruppo.
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Istantanea della lezione. I ragazzi si confrontano con l'operatrice che insegna l'italiano e si occupa di varie attività all'interno dello sprar. Il sabato è il giorno per le lezioni di educazione civica.
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Silvia durante una delle sue varie attività. Chi si occupa di immigrazione e diritti umani parte sempre dal presupposto che tutti gli uomini sono uguali e importanti. Il lavoro degli operatori è molto spesso pesante e pieno di difficoltà ma la passione spesso aiuta a superare i momenti peggiori.
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I ragazzi si incontrano ogni tanto per giocare a calcetto. A queste partite organizzate nell'oratorio di Quartu si ritrovano ragazzi dello sprar, immigrati generici e figli di immigrati ma a parte l'organizzatore non si è presentata nessun'altra persona del posto.
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Un cambio durante la partita.
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I ragazzi utilizzano abbigliamento donato dalla caritas e donatori vari. Interessante il contrasto del ragazzo africano con scritto un cognome Sardo nella maglietta.
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